In una conversazione personale nel suo studio di Londra, Tim Flach, fotografo naturalista di fama mondiale, racconta il viaggio creativo che ha dato forma al suo iconico stile visivo. Rinomato per i suoi ritratti di animali, emotivi e tecnicamente impeccabili, spiega come la sua fotografia abbia contribuito a costruire una carriera prestigiosa che unisce arte, scienza e conservazione.
CASE STUDY COLOREDGE
Tim Flach sui gatti, l'artigianato, la curiosità e i diritti creativi

In conversazione con Mike Owen, Responsabile Marketing di EIZO UK
Tim ripercorre la sua evoluzione dalla fotografia artistica e commerciale alla padronanza del digitale, sottolineando quanto siano importanti strumenti come i monitor EIZO e le fotocamere Hasselblad per la precisione del suo lavoro. "La fiducia in ciò che vedo sullo schermo è tutto", dice, spiegando l'importanza della fedeltà cromatica e della coerenza nel suo flusso di lavoro editoriale globale.
Ci addentriamo in profondità nel suo approccio filosofico e pratico alla fotografia, esplorando anche i suoi progetti editoriali di lunga durata, come Endangered e il più recente lavoro dedicato ai gatti. Spinto dalla curiosità, Tim non indaga soltanto l’estetica degli animali, ma anche la loro relazione più profonda con la psicologia umana e la società.
Il suo ultimo progetto arriva persino a includere scansioni cerebrali, colmando il divario tra fotografia e neuroscienze:
“Ho coinvolto un neuroscienziato di fama mondiale di Oxford, letteralmente al vertice del suo campo, per sottoporre il mio cervello a una scansione. L’ho registrato per mostrare come la carineria influisce sulla risposta emotiva.”
Tim parla anche con grande passione della necessità urgente di proteggere i diritti creativi nell’era dell’AI. Come Presidente dell’Associazione dei Fotografi (AOP), partecipa attivamente alle discussioni con i politici britannici sul diritto d’autore, sull’etica dell’intelligenza artificiale e sull’impatto economico delle tecnologie non regolamentate sull’industria creativa.
“L’AI non è il problema. Il problema è il modo in cui la regolamentiamo e la applichiamo”, avverte.
“Il punto”, spiega, “è dare validità a creature che sembrano quasi troppo surreali per essere reali.”
In un mondo in cui le immagini generate dall’AI rendono sempre più labile il confine tra realtà e finzione, il suo progetto ribadisce l’esistenza del meraviglioso. Come dice lui stesso:
“Stiamo entrando in un’epoca in cui sarà più importante che mai dimostrare l’autenticità di un’immagine.”


Questa posizione filosofica sull’autenticità delle immagini è strettamente legata al ruolo di Tim nelle discussioni in corso sulle implicazioni etiche dell’AI e del copyright. Critica apertamente il modo in cui i modelli di IA generativa vengono attualmente addestrati copiando opere creative senza autorizzazione né compenso, e si impegna attivamente per una maggiore tutela degli artisti, nel Regno Unito e a livello internazionale.
Tuttavia, il progetto Felines non è soltanto una presa di posizione contro i potenziali abusi dell’AI: è anche un omaggio alla narrazione attraverso la scienza e le emozioni. Collaborando con ricercatori di primo piano, Tim esplora ogni aspetto, dalla neurobiologia della “carineria” ai benefici evolutivi dell’erba gatta.
Il libro affronta temi che spaziano dal significato sociale dei gatti domestici alla meraviglia ingegneristica rappresentata dalla loro lingua.
Felines è molto più di una semplice delizia visiva: diventa un vero e proprio “portale”, come lo definisce Tim, progettato per stimolare la curiosità e incoraggiare un’esplorazione più profonda.
“Non si tratta solo di dare alle persone più fatti”, spiega, “ma di offrire punti di partenza. Finestre di comprensione.”
Che si tratti di mettere in luce specie a rischio o di rendere straordinario ciò che è ordinario, Tim dimostra che precisione tecnica, profondità intellettuale e risonanza emotiva non si escludono a vicenda. Con ogni progetto ci ricorda che la fotografia – quando è realizzata con intenzione e integrità – rimane uno degli strumenti più potenti che abbiamo per creare connessioni e generare cambiamento.
Cosa rivelano i gatti di noi
Per Tim, fotografare i gatti non significa soltanto immortalare degli animali: significa interpretare uno specchio che ci riflette a nostra volta.
“Cosa ci piace di loro?”, si chiede. “I gatti fanno quello che vogliono. Forse molti di noi trovano più affascinante questo che non un cane che aspetta di essere nutrito o portato a spasso”.
A differenza dei cani, i gatti possiedono una calma autonomia, un tratto evolutivo che affascina e divide. Eppure Tim non vuole prendere parte all’annoso dibattito gatto contro cane: vede nei gatti una lente preziosa attraverso cui esplorare i nostri impulsi, le nostre emozioni e la psicologia dell’attaccamento.
Sebbene sia conosciuto per i suoi ritratti estremamente controllati, Tim non è estraneo alla natura selvaggia. Ha fotografato giaguari nel Pantanal brasiliano, ghepardi nel Maasai Mara e persino squali martello al largo di coste remote. Con ironia osserva che spesso era più facile fotografare un giaguaro elusivo che convincere un gatto domestico a entrare in una composizione utile.
“Per un cane basta una salsiccia o un maialino che stride”, racconta ridendo. “Ma un gatto pensa: cosa ci guadagno?”.
Ma non è solo lo scatto a richiedere disciplina. Il vero lavoro – giorni, a volte settimane per ogni immagine – prende forma in post-produzione. Tim e il suo team lavorano i file a una risoluzione insolitamente alta (400 DPI invece dei classici 300) per assicurare che la chiarezza e la profondità cromatica rispecchino la complessità concettuale.
Lo stesso rigore è dedicato al testo:
“Abbiamo dedicato al testo e alla ricerca più tempo di quanto la gente possa immaginare”, afferma.
Collaborando con scienziati e ricercatori, il team ha tradotto scoperte complesse sull’evoluzione e il comportamento dei felini in un linguaggio accessibile, creando un libro che è tanto stimolante dal punto di vista intellettuale quanto straordinario da quello visivo.

L'anatomia di un'immagine
Dietro ogni opera di Tim non c’è soltanto un impressionante ritratto di animale, ma un processo meticoloso fatto di cura, complessità e filosofia artistica.
“Quando parliamo di tempo”, afferma, “parliamo soprattutto della cura che investiamo.” Non riguarda solo le ore spese, ma l’investimento emotivo, la precisione artistica e la capacità di andare oltre il funzionale per arrivare al poetico.
Questa cura, precisa subito, non è solo sua. Tim riconosce il ruolo fondamentale della sua assistente April come co-creatrice dell’architettura concettuale del libro.
“Sebbene io sia accreditato come fotografo, abbiamo sviluppato insieme i concetti, la struttura e la ricerca. Siamo entrambi un po’ ossessivi”, ammette con un sorriso. “E forse è proprio questa ossessione a permetterci di spingerci il più lontano possibile, portando un’idea al miglior risultato immaginabile.”
Per Tim, il lavoro non finisce quando preme il pulsante di scatto. Al contrario, è lì che comincia davvero.
Da pittore di formazione, continua a considerare ogni fotografia come una tela: la scompone, la ricostruisce e attinge ai principi visivi che i maestri rinascimentali padroneggiavano secoli fa.
“Mi chiedo costantemente: come si muove l’occhio in questa immagine?”.
Analizza sottili variazioni di luminosità, studia le sfumature dei contrasti e applica lo sfumato leonardesco — quella morbida transizione tra luce e ombra.
“I pittori sapevano incanalare emozioni attraverso tono e forma. Io continuo a rifarmi a quella tradizione.”
Ciò non significa che idealizzi l’immagine. Al contrario, Tim reintroduce l’imperfezione, recuperando dettagli grezzi dell’inquadratura.
“Prendiamo il file RAW, lo sovrapponiamo e ripristiniamo selettivamente le imperfezioni — peli, trame — posizionandole esattamente dove servono al flusso emotivo dell’immagine.”
Questa danza delicata tra controllo e caos, glamour e ruvidità, riflette un cambiamento più ampio nella percezione della fotografia nell’era dell’AI.
Per Tim, la vera domanda non è soltanto se un’immagine sia reale, ma quanto soddisfi le nostre aspettative su ciò che dovrebbe essere.
Ecco perché, oltre ai contenuti video con QR code e agli scatti in studio, il libro porta avanti un imperativo più profondo: dare priorità all’autenticità senza sacrificare la bellezza.
“Non si tratta di lucidare qualcosa fino a renderlo falso. Si tratta di andare così in profondità da restituire qualcosa di onesto, complesso e, si spera, duraturo.”
La verità nell'era della fantasia
“Mi considero un narratore”, confida Tim. “Capita che le mie storie vengano raccontate attraverso gli animali — e la storia naturale è il campo in cui lavoro”.
Per Tim, la narrazione non è solo visiva, ma anche proiettata nel futuro. Quando osserva i suoi lavori precedenti, come Dogs (2010), guarda contemporaneamente avanti.
“Era quindici anni fa. Come sarà il 2040? Cosa succederà quando l’AI cambierà il modo in cui vediamo le immagini, le nostre convinzioni e la nostra fiducia in ciò che osserviamo?”.
Non è affatto una domanda accademica. Oggi la sua pratica creativa è guidata tanto da interrogativi filosofici quanto da considerazioni tecniche. In un caso, Tim ha scelto deliberatamente di lasciare la cicatrice sul naso di una tigre bianca nell’immagine finale, mentre molti l’avrebbero ritoccata.
“Quella cicatrice collega l’immagine a un animale reale. La ancora alla realtà. Non è una questione di perfezione, ma di credibilità.”
In un mondo saturo di immagini curate, manipolate e assistite dall’AI, Tim sceglie invece di costruire fiducia. Reintroducendo i file RAW nelle immagini ritoccate e rivelando selettivamente le imperfezioni naturali, crea un nuovo contratto visivo:
uno in cui bellezza e autenticità coesistono.

Tuttavia, Tim non è un nostalgico. Comprende che la pubblicità e il design delle immagini si sono sempre evoluti insieme allo Zeitgeist.
“Negli anni ’80 le immagini venivano ritoccate su grandi fogli di pellicola. Oggi il contesto culturale è completamente diverso. I team creativi sono più giovani, vivono sui social media e parlano un linguaggio fatto di tendenze che cambiano di mese in mese.”
Osserva anche come termini un tempo marginali, come scraping, abbiano assunto nuovi significati. Da verbo legato a un’azione fisica, oggi è parte integrante delle discussioni su AI ed etica.
“I migliori creativi rispondono al cambiamento. Parlano il linguaggio del presente.”
Di cosa avrà bisogno il futuro creativo?
Per Tim, non della semplice padronanza tecnica, ma di una fluidità immaginativa.
“Non si tratterà di quanto bene sai fare qualcosa,” spiega. “Si tratterà di quanto riesci a stimolare l’immaginazione. Chi conosce la grammatica ma non ha idee farà fatica. L’immaginazione diventerà la nuova valuta.”
“Non si tratta solo di creare arte,” aggiunge. “Si tratta di potersi guadagnare da vivere.”
Al momento, infatti, non esiste un quadro giuridico che protegga realmente il materiale protetto da copyright degli artisti. Tim non evita le complessità etiche: sa bene che la democratizzazione degli strumenti non garantisce un’uguaglianza dei risultati.
“Il futuro potrebbe essere fertile per la creatività,” afferma, “ma se non ripensiamo valore, proprietà e remunerazione, rischiamo di perdere proprio quelle persone di cui abbiamo più bisogno.”

Dare forma al cambiamento
Dai suoi inizi nel 1983, Tim ha visto intere industrie creative scomparire o trasformarsi radicalmente.
“Quando ho iniziato,” ricorda, “c’erano incredibili artisti dell’aerografo che lavoravano con texture di grana su grandi stampe in bianco e nero. C’erano tipografi e operatori di grant enlarger — dispositivi meccanici che servivano per ingrandire o ridurre le opere d’arte. Queste professioni sono svanite.”
Lo sconvolgimento attuale, però, è diverso sia nella portata sia nelle conseguenze.
“Le sfide più grandi sono di natura esistenziale,” afferma. Se i deepfake e le immagini sintetiche possono imitare la realtà, cosa accadrà alla fotografia come prova? Cosa succederà quando un’immagine non potrà più essere considerata un testimone?
Tim cita Roland Barthes, che definiva la fotografia come intrinsecamente legata alla morte, un’impronta di ciò che è stato.
“Queste nuove immagini,” osserva Tim, “non sono mai state vive. Non hanno mai testimoniato nulla. Ed è qui che risiede il pericolo: se basiamo le nostre convinzioni e i nostri valori su immagini che non sono mai state reali, siamo nei guai.”
Richiama anche il caso dello scandalo Windrush, in cui un archivista, esperto delle iconiche fotografie dell’immigrazione, notò delle discrepanze: i volti non erano riconoscibili. Quelle immagini erano state generate dall’AI.
“Non sono mai state fotografie reali,” dice Tim. “Questa è l’ombra in cui ci stiamo addentrando.”
Nonostante tutto, Tim rimane profondamente impegnato nella ricerca della verità — non solo attraverso l’immagine, ma attraverso l’atto collaborativo della sua creazione.

Autore, influenza e il lavoro invisibile dei creativi
L’influenza di Tim si estende ben oltre i confini della fotografia.
“Ho visto il mio lavoro reinterpretato nei film”, racconta, riferendosi a More Than Human, il libro le cui immagini hanno ispirato il design delle creature in importanti produzioni cinematografiche. “Ho conosciuto le persone che costruiscono queste creature ai Pinewood Studios. E penso che sia fantastico. È incredibile sapere di aver creato qualcosa che cambia il modo in cui altri creano.”
Non vede alcun problema nell’avere un impatto. Anzi, lo rivendica:
“Ho scritto un libro sui cavalli e poi ho visto come il mio modo di stilizzarli è apparso nei lavori di altri fotografi. Mi aspetto che le persone guardino il mio lavoro e si chiedano come affronterebbero lo stesso soggetto. Fa parte del lavorare all’interno di un contesto culturale.”
Ciò che rifiuta, invece, è l’imitazione non attribuita — e, ancor di più, la raccolta automatizzata degli stili da parte di modelli di AI commerciali.
“Una volta uno scienziato mi ha detto: ‘Sa che lei è uno dei fotografi più copiati su Internet?’. Io non ne avevo idea. Poi ho scoperto che le persone inserivano il mio nome nei generatori e il mio stile veniva riprodotto automaticamente e all’istante.”
“Una cosa è influenzare un altro artista. Un’altra è essere sfruttati da piattaforme che traggono profitto dal lavoro di una vita senza alcuna attribuzione.”
Per Tim, questo è il punto centrale della crisi che colpisce non solo i fotografi, ma tutti i creativi.
“Non siamo luddisti. Non vogliamo distruggere niente. Vogliamo solo un sistema equo.” Ai suoi occhi, la questione è antica: la ricchezza concentrata in alto, a spese di chi svolge il lavoro emotivo e intellettuale alla base.
“Spesso rinunciamo a guadagni maggiori”, osserva, “perché ciò che facciamo è importante per noi. Il nostro legame con la natura è importante. Le questioni etiche e sociali sono importanti. Eppure veniamo risucchiati come parassiti, alimentando futuri trilionari che, per ora, sono solo miliardari.”
Per Tim, il problema è sistemico. Vede il declino delle carriere sostenibili ovunque, dalle belle arti alla fotografia sportiva.
“Oggi i fotografi restano ore a bordo campo per 200 sterline. Non è sostenibile. Non ci sono partite tutti i giorni. C’è da viaggiare. C’è l’attrezzatura, l’assicurazione. Non è redditizio.”
Eppure, nonostante tutto, rimane entusiasta.
“In questa fase della mia carriera, mi considero fortunato a far parte di queste conversazioni, a contribuire a plasmare il modo in cui comprendiamo la natura e il modo in cui rispondiamo all’AI e al concetto di autorialità.”
Per questo il suo lavoro non riguarda solo gatti, cani o specie in pericolo.
Riguarda le forze che plasmano la nostra cultura: verità, percezione, valori, collaborazione.
La fotografia può essere immobile — ma il contesto è in continuo movimento.
Precisione in un mondo pixelato
Sebbene l’esperienza possa apparire fluida e istintiva, il processo produttivo è tutt’altro che semplice. Tim descrive un sistema altamente calibrato, sia dal punto di vista creativo che tecnologico. Gran parte del materiale viene scattato in tethering, visualizzato in tempo reale su un monitor EIZO — scelto per la sua precisione cromatica — e successivamente ritoccato con un’attenzione maniacale ai dettagli.
“Ritocco tutti i miei lavori da solo,” spiega. “Neanche il mio assistente tocca le immagini finali. Questo è il mio lavoro.”
Ma lo schermo può arrivare solo fino a un certo punto.
Ogni immagine affronta un processo rigoroso: vengono prodotte prove di stampa FOGRA, calibrate con cunei di colore professionali e inviate a stampatori internazionali.
“Non interveniamo più sulla stampa. È questo il livello di fiducia che riponiamo nella calibrazione del nostro flusso di lavoro digitale.”
Eppure, nonostante questa profonda dipendenza dalla tecnologia basata sullo schermo, il risultato finale è fisico, tattile, duraturo.
“Questo libro è stato inviato in Australia, negli Stati Uniti, ed è stato tradotto in diverse lingue. Se ci pensi, è straordinario. Non è un sito web. È un libro — e questo ha ancora un peso.”

Uno sguardo al futuro
La fotografia è un’esperienza personale per Tim, ma non è mai un’impresa solitaria. Dal meticoloso lavoro di editing ai processi di stampa in Cina, dalla narrazione interattiva basata su QR ai riferimenti culturali intrecciati nelle immagini: ogni dettaglio nasce dal dialogo.
“È questo che lo rende così ricco”, riassume. “Non possiamo controllare come le persone vivranno un libro, ma possiamo rendere il viaggio il più significativo possibile. Possiamo creare le condizioni giuste. Non si tratta di manipolare, ma di costruire uno spazio in cui il significato possa emergere. È un invito, non un’istruzione.”
Sono passati quattro anni dal mio ultimo libro (Uccelli) e gli strumenti sono migliorati notevolmente. “Spero di aver imparato qualcosa anch’io. Spero di poter continuare a realizzare nuovi libri. Ma chi lo sa? Sarà il destino a decidere.”
Intervista con Tim Flach di EIZO su YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=n2HuU67UGx0
Tim Flach, dietro le quinte di Feline:
https://timflach.com/feline/
Pre-ordine di Feline di Tim Flach:
https://www.waterstones.com/book/feline/tim-flach/jonathan-losos/9781419773648









