Abbiamo chiesto ad Andrew Bruce del Photography and Imaging Department di spiegarci perché la fotografia riveste un ruolo fondamentale per la Gallery, illustrandoci i motivi alla base della recente scelta dei monitor ColorEdge di EIZO per la procedura di digitalizzazione.

Il Photographic Department della National Gallery è stato istituito nel 1919 per realizzare stampe dei dipinti da vendere al pubblico. Il lavoro dei fotografi, tuttavia, prevedeva anche di documentare le opere stesse una volta tornate all'antico splendore. Oggi continuiamo a farlo, documentandone le condizioni prima, durante e dopo il processo di restauro. È stata la pandemia del Covid-19 a rimarcare l'importanza di avere a disposizione una documentazione fotografica di qualità per la collezione, proprio nel momento in cui la National Gallery è rimasta chiusa al pubblico per il periodo più lungo: ben 111 giorni. Un record nella storia della National Gallery, in cui l'unico modo per osservare o studiare i dipinti della collezione era garantito dalle nostre fotografie.

Oltre a realizzare copie fotografiche della collezione e della stessa Gallery, i fotografi sfruttano una serie di tecniche di imaging per comprendere meglio i dipinti e le modalità originali di creazione, conservazione e restauro per il futuro. Effettuiamo radiografie a raggi X, imaging della luminescenza visibile indotta dai raggi UV, riprese in luce radente e fotogrammetria. I dipinti sono ripresi in genere a una risoluzione elevata con una frequenza di campionamento di 600 pixel per pollice, una risoluzione possibile grazie a una tecnica che prevede di fotografare singolarmente piccole parti del dipinto per poi unirle digitalmente. I dipinti sono posizionati su un cavalletto robotizzato in grado di spostarsi. Inoltre, viene impiegata una speciale fotocamera per scattare quattro fotografie in successione, spostando leggermente il sensore a ogni esposizione. Queste fotografie hanno una risoluzione più elevata e una resa cromatica migliore rispetto alle macchine con una sola esposizione. Per i dipinti di grandi dimensioni sono necessarie centinaia di fotografie, le quali sono poi unite una all'altra fino a ottenere un enorme file immagine estremamente dettagliato.

Cosa abbiamo utilizzato

Le opere d'arte sono illuminate con luci xenon di altissima qualità, che consentono di ottenere fotografie ripetibili con il massimo grado di precisione e uniformità. Si procede poi con l'applicazione di un profilo cromatico specifico per l'obiettivo, la fonte luminosa e il sensore utilizzato. In questo modo si possono realizzare immagini dotate di un livello incredibile di dettaglio, colore e precisione dei toni, con un'efficienza di campionamento del 99% e un valore dE2000 medio inferiore a 2. Questo significa che il grado di dettaglio è elevato e che la fotocamera ha la capacità di riprendere i colori con un'alta precisione. Oggi, si punta molto sulla "fotografia dei numeri", dove la precisione di un'immagine dipende dal confronto di svariate misurazioni di grafici e limiti rispetto ai valori riscontrati nelle fotografie reali. Si tratta di un processo significativo poiché permette di limitare gran parte della soggettività correlata alla fotografia delle opere d'arte. È fondamentale che il fotografo non si basi su criteri personali per fotografare un dipinto, falsandone il risultato finale. Per esempio, potrebbe ritenere che un quadro sia più luminoso, più colorato o semplicemente più blu di quanto non pensi un altro fotografo: è questo che vogliamo evitare. Rispetto agli esseri umani, un software informatico è invece in grado di svolgere con maggiore precisione questa attività di confronto dei colori.

CG279X

L'occhio umano non ha un'acutezza sufficiente a poter confrontare un'immagine di un'opera presente su un monitor con il dipinto vero e proprio, persino in condizioni di luce controllata. Raramente confrontiamo il monitor con il quadro effettivo. Anziché osservare di persona, lasciamo che sia il monitor a rappresentare l'immagine nella maniera più dettagliata e autentica possibile. Il monitor infatti è spesso il primo punto di riferimento del fotografo quando in uno scatto nota un problema che deve essere approfondito.

La soluzione di EIZO

Nel dicembre 2019, il National Gallery Photography and Imaging Department ha iniziato a utilizzare i monitor ColorEdge CG279X di EIZO, e sinora ne siamo davvero entusiasti. Abbiamo scelto questo modello perché lo schermo da 27" è sufficientemente grande da visualizzare tutte le interfacce dei numerosi programmi informatici che utilizziamo ed è comunque in grado di mostrare un'anteprima di buone dimensioni dell'immagine scattata. Nei CG279X abbiamo apprezzato molto il 3D LUT, una tavola che rappresenta con maggiore precisione le tonalità delle immagini, con una differenza notevole rispetto ai precedenti monitor ad ampio spettro con un unico LUT standard. Utilizzando PC all'avanguardia con schede grafiche di qualità, abbiamo sfruttato una profondità di colore di 10 bit per canale che viene poi elaborata dal LUT a 16 bit del monitor CG279X e crea così una gradazione di tonalità estremamente morbida che non abbiamo mai osservato in un monitor. Per noi è particolarmente importante l'accuratezza della gamma, dai toni più scuri a quelli più chiari. I nostri monitor hanno di solito un valore dE2000 inferiore a 0,6. L'ampio spettro del modello CG279X permette di visualizzare tutte le sfumature che abbiamo raccolto nel nostro archivio cromatico, mentre attraverso i profili preconfigurati possiamo osservare rapidamente un'immagine con uno spettro cromatico sRGB più ridotto. Abbiamo quindi a nostra disposizione un'anteprima di come verrebbe visualizzata l'immagine su un monitor o un dispositivo più tradizionale.

Non dimentichiamoci che il monitor CG279X è in grado di autocalibrarsi regolarmente grazie al sensore integrato. Abbiamo configurato i monitor impostando l'autocalibrazione notturna. Oltre al vantaggio di non far perdere tempo durante l'orario di lavoro, permette di ottimizzare il processo poiché avviene in un momento in cui le luci sono spente e il cielo è buio, quindi la luce ambientale non è in grado di influenzare o ridurre la qualità della calibrazione.

Quando realizziamo queste immagini di estrema precisione delle opere d'arte più importanti al mondo, dobbiamo utilizzare un monitor altrettanto preciso. Grazie alla tecnica di imaging dei monitor CG279X di EIZO, abbiamo incrementato la nostra produttività e la precisione sfruttando la calibrazione automatica e l'accuratezza necessarie a studiare queste immagini.

CG279X

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Scopri di più su CG279X

CG279X Serie CG
CG279X ColorEdge

Il monitor CG279X si presta perfettamente per la visione ed elaborazione di contenuti HDR nella modalità SDR. Il display convince con uno spazio cromatico esteso, tabella colore 3D a 16 bit che garantiscono estrema nitidezza in ogni dettaglio.

  • 68,4 cm (27 pollici)
  • 2560 x 1440
  • Pannello IPS (Wide Gamut)
  • Sensore integrato di autocalibrazione
  • Formato 16:9
2322,00 EUR
incl. 22 % IVA.
  • 68,4 cm (27 pollici)
  • 2560 x 1440
  • Pannello IPS (Wide Gamut)
  • Sensore integrato di autocalibrazione
  • Formato 16:9